Kikuzakari Shuzo, fondata nel 1894 a Kitakami, ha attraversato una trasformazione che pochi avrebbero potuto immaginare.

Dopo il terremoto e tsunami del Tōhoku del 2011, la cantina si è trovata a ripensare non solo la produzione, ma anche il proprio linguaggio.

Nascono così etichette come “Taxi Driver” ed “Electric Bodhisattva”: nomi lontani dall’estetica tradizionale del sake, capaci però di creare un ponte verso un pubblico nuovo grazie a un’immagine pop, diretta e volutamente provocatoria.

Dietro questa superficie contemporanea rimane una linea produttiva estremamente rigorosa: solo Junmai, senza scorciatoie tecniche né compromessi sulla materia prima.
Il risultato è un equilibrio raro, un sake che conserva una forte identità, ma riesce comunque a essere immediato sorprendentemente accessibile anche a chi di sake ne sa poco.

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