Ai piedi dei monti Ikoma, Daimon Shuzo lavora con un’idea precisa di struttura. Fondata nel 1826, ha sviluppato uno stile “rich and dry” che si riconosce immediatamente.
Yasutaka Daimon guida la cantina con un approccio poco convenzionale. Il jazz è costante durante la produzione. Non come sottofondo, ma come parte dell’ambiente.
Durante le fermentazioni, le playlist cambiano. Ritmi diversi per momenti diversi. Non esiste una prova scientifica dell’effetto sul sake, ma chi lavora lì sostiene che l’energia della stanza cambia.
Nel corso degli anni, la cantina ha formato produttori da tutto il mondo, tra cui Philip Harper. Il primo toji non giapponese ha affinato qui il proprio metodo.